Perché parlare di acqua (e perché servono i dati)

L’acqua è una risorsa essenziale per la vita, per l’ambiente e per molte attività locali. Nel territorio di Latronico, l’area di La Calda è caratterizzata dalla presenza di sorgenti ipotermali: un patrimonio naturale che richiede attenzione, conoscenza e monitoraggio costante per essere tutelato nel tempo.
Gestire in modo sostenibile una risorsa idrica significa prima di tutto conoscerla: capire da dove arriva, come varia, quali condizioni ne influenzano quantità e qualità. Per questo il progetto prevede un insieme coordinato di attività che trasformano le informazioni raccolte sul territorio in dati leggibili e consultabili: misure sul campo, analisi e restituzione digitale dei risultati.

 

 

L’area La Calda: cosa rende speciale questo sistema

Le sorgenti ipotermali dell’area di La Calda presentano una temperatura indicativa di circa 22°C e sono riconducibili a un sistema alimentato da un acquifero profondo. In termini semplici: l’acqua meteorica (pioggia e neve) si infiltra nel sottosuolo, circola in profondità e può riemergere in superficie alimentando sorgenti con caratteristiche fisiche e chimiche specifiche.
Questa particolare configurazione rende fondamentale disporre di una lettura integrata del sistema: non solo osservare la sorgente in superficie, ma comprendere anche ciò che avviene nel sottosuolo (livelli della falda, percorsi di circolazione, relazione con il contesto geologico e geomorfologico). 

 

 

Cosa è stato fatto sul campo: misure, sondaggi e campionamenti

Una parte centrale del progetto ha riguardato la raccolta di dati direttamente sul territorio, con attività mirate a comprendere come funziona la falda e come si alimentano le sorgenti.
In concreto, sono state condotti:

  • indagini e sondaggi con installazione di strumenti di misura utili a monitorare l’andamento della falda nel tempo (piezometri) e a controllare eventuali dinamiche del terreno (inclinometro);
  • campionamenti delle acque e analisi di laboratorio, per descrivere il “profilo” delle acque e osservarne eventuali variazioni;
  • misure sulle sorgenti, con l’obiettivo di ottenere dati affidabili su portata e parametri fisici.

L’obiettivo non è stato “fare opere” in senso tradizionale, ma creare una base informativa robusta: misurare in modo sistematico per poter confrontare i risultati nel tempo e migliorare la capacità di interpretazione del sistema idrico.

 

 

Dal dato alla conoscenza: analisi e modello idrogeologico

Una volta raccolti i dati, il passaggio successivo è stato interpretarli. Le misure sul campo, i risultati delle analisi e le informazioni territoriali sono stati letti insieme per costruire un quadro idrogeologico coerente, capace di spiegare:

  • come si ricarica la falda (quanta acqua riesce davvero a infiltrarsi e raggiungere l’acquifero);
  • come variano le portate sorgive;
  • quali fattori possono influenzare l’equilibrio del sistema nel tempo (ad esempio condizioni meteorologiche e climatiche, dinamiche del territorio).

In questo modo si è riusciti a costruire un modello utile non solo dal punto di vista tecnico-scientifico, ma anche come strumento di supporto alle decisioni: conoscere meglio la risorsa significa poterla proteggere con maggiore efficacia.

 

 

Trasparenza e accessibilità: a cosa serve il WebGIS

Un progetto pubblico produce valore quando i risultati sono condivisi, leggibili e utilizzabili. Per questo è stata prevista la realizzazione di un WebGIS: una piattaforma online che permette di consultare informazioni georeferenziate (su mappa) in modo organizzato e progressivo.

Cosa può fare l’utente:

  • esplorare una mappa interattiva con livelli informativi (dati ambientali, informazioni sulle sorgenti e sui punti di misura, elementi territoriali);
  • consultare materiali di approfondimento (schede, documenti, report collegati ai contenuti);
  • accedere a dati e risultati in modo più chiaro, con l’obiettivo di rendere più trasparente la gestione delle risorse naturali.

Il WebGIS è pensato per essere utile sia a utenti tecnici sia a cittadini e stakeholder: una “porta d’accesso” ai dati, organizzata e comprensibile.

 

 

Un progetto attento ai criteri ambientali

Il progetto è stato impostato nel rispetto dei principi richiesti dalle misure di finanziamento, con particolare attenzione a:

  • principio DNSH (Do No Significant Harm): l’intervento è sviluppato in modo da non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali;
  • Criteri Ambientali Minimi (CAM): orientano scelte e procedure affinché le attività siano impostate con attenzione alla tutela del contesto naturale e alla gestione corretta degli impatti operativi.

Questo approccio è parte integrante della qualità del progetto: non riguarda solo “cosa” si fa, ma anche “come” si opera.

 

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